Storia dell’abbronzatura: dal pallore assoluto ai self tanners

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Quando si parla di abbronzatura, o di non abbronzatura nel mio caso, di solito si parla protezione solare e consigli su come esporsi al sole in sicurezza. Oggi invece vorrei parlare di storia dell’abbronzatura attraverso un viaggio completo da quando l’abbronzatura era considerata disdicevole all’attuale ossessione per un corpo dorato, fatta di lettini abbronzanti e lozioni autoabbronzanti.

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Coco Chanel in Spiaggia

Di chi è la colpa?

Di solito la conosciamo come la creatrice di sofisticati tailleur in tweed o per l’invenzione del tubino nero, ma è colpa di Coco Chanel se l’abbronzatura ha iniziato ad andare di moda. Non che lei lo volesse sia chiaro! Nel 1923 durante una vacanza sulla riviera meridionale della Francia, Coco Chanel per un evento mondano rimase troppo tempo sotto il sole. Risultato? Il giorno dopo sfoggiava una perfetta abbronzatura dorata che fotografi e giornalisti non poterono fare a meno di notare. Et voilà, ecco come l’abbronzatura divento trendy.

È tutto relativo

Ovviamente dire “pelle abbronzata” è una definizione molto relativa e non universalmente conosciuta. Ci sono molto persone in Europa, Nord America e in alcune zone del Sud America che lottano per abbronzarsi un po’ e per contro ci sono molte donne in particolare in Asia, India e Medio Oriente che fanno di tutto per ottenere una carnagione più chiara possibile, utilizzando anche prodotti per schiarire quello che il loro tono di pelle abituale. E poi ancora ci sono molte donne che stanno bene così come sono, con la loro carnagione abituale e che non cercano di andare contro a ciò che madre natura gli ha donato, fregandosi di quello che le tendenze e la cultura locale cercano di imporre.

Quando l’abbronzatura era tabù

Per secoli e secoli il pallore fu associato ad uno status sociale elevato. Se la tua carnagione era perfettamente diafana era perché potevi tenerti lontana da lavori ed attività faticose all’aria aperta. Fino ai primi anni del ‘900, parasole, cappelli e guanti facevano parte del “kit di bellezza di ogni donna”.

Nel 1903 il fisico Niels Finsen, premio Nobel per la medicina, inventò la “luce terapia”, che grazie ad una moderata esposizione al sole consentiva di migliorare patologie come la tubercolosi ed il rachitismo. Dopo questa scoperta l’esposizione alla luce del sole per motivi di salute diventò “accettabile” anche se l’abbronzatura in se era ancora disdicevole e lo sarebbe rimesta da li ai primi anni ’20.

L’avvento dell’abbronzatura

Il cambiamento di atteggiamento nei confronti del prendere il sole è strettamente correlato a uno spostamento “sartoriale” verso gonne più corte e corsetti meno restrittivi, così come l’avvicinamento ad attività ludiche come fumare, bere e ballare. Come la natura ribelle delle flapper, l’abbronzatura era un altro modo per le persone di sfoggiare le libertà ritrovate dopo aver abbandonato i modi conservativi dell’era vittoriana.

Si dice che le località balneari francesi iniziarono a rimanere aperte per tutta l’estate (in genere la loro bassa stagione) nel 1923, il che portò lo stare in spiaggia, a diventare un passatempo per i ricchi e alla moda. Chanel fu una di quelle che iniziarono a sfoggiare la pelle baciata dal sole in questo periodo.

L’industria dell’abbronzatura

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Adv Coppertone Girl

Nel 1929, Vogue dichiarò che il “movimento delle scottature solari” aveva portato alla nascita di un’intera nuova industria, tra cui costumi da bagno, cosmetici e abbigliamento realizzati interamente allo scopo di acquisire o sfoggiare una tonalità del miele guadagnata duramente. Lo stilista Jean Patou presentò Huile de Chaldée, il primo olio abbronzante, nel 1928. Seguì il primo olio abbronzante con filtro UV, Ambre Solaire di L’Oréal, nel 1935. La crema solare Coppertone è stata inventata negli anni ’40, ma il prodotto decollò davvero nel 1956 grazie alla popolarità della campagna pubblicitaria “Coppertone Girl”. Le persone erano certamente consapevoli dei benefici dei prodotti che bloccano i raggi UV, ma ciò non ha impedito a milioni di persone di spalmarsi di baby oil o olio d’oliva per attirare al massimo i raggi solari. Ottenere un’abbronzatura integrale fu reso più facile dopo che il bikini vide la luce (è il caso di dirlo) nel luglio del 1946. Una tonalità color cannella divenne ancora più desiderabile quando Ursula Andress sfoggiò un bikini bianco nel film Bond del 1962 “Dr. No.”. Barbie ha ricevuto il make overMalibu” nel 1971, completo di capelli biondo platino e un tono di pelle significativamente più scuro, introducendo le ragazze più giovani al fascino di un’abbronzatura. Il primo lettino abbronzante indoor moderno è stato introdotto negli Stati Uniti nel 1978. Mentre una volta la pelle più chiara era stata il segno di privilegio, la pelle abbronzata ora significava avere il tempo e le possibilità economiche per scurire la propria pelle.

I primi prodotti “abbronzanti senza sole” erano essenzialmente trucchi all-over, come Glory of the Sun, che prometteva di dare al consumatore un’abbronzatura perfetta “pronta all’uso” nel 1929. Negli anni ’50, una ricercatrice medica di nome Eva Wittgenstein notò che una medicina stava testando macchiava la pelle dei pazienti, ma non i loro vestiti. Scoprì che uno degli ingredienti, il diidrossiacetone (DHA), poteva tranquillamente rendere dorati gli strati esterni dell’epidermide. Tale composto sarebbe stato utilizzato nella maggior parte dei prodotti abbronzanti senza sole, tra cui Man-Tan, Sudden Tan e Coppertone’s Quick Tan (conosciuto come QT). Fin dalla loro istituzione, i produttori hanno continuamente cercato di riformulare i loro prodotti sunless per creare colori più naturali, oltre a limitare le temute macchie e gli odori sgradevoli. Poi vennero gli abbronzanti spray. Mystic Tan, la prima versione mainstream, è stata introdotta nel 1998 ed era in grado di fornire un’abbronzatura totale semplicemente stando in una macchina automatizzata che spruzzava i clienti da tutte le angolazioni. Questo metodo è migliorato nel 2003, quando Jimmy Coco ha creato il primo kit di abbronzatura mobile al mondo, inaugurando l’era delle celebrities super abbronzate che continuano ad essere viste sui tappeti rossi oggi.

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Lei è Tan Mum

Un piacere proibito

Secondo la Skin Cancer Foundation, il 90 percento di tutti i tumori della pelle è associato all’esposizione alle radiazioni UV del sole, che è anche collegata al 90 percento degli indicatori dell’invecchiamento, come rughe e macchie solari. E la cosa folle è che lo sappiamo da decenni. Non appena i media hanno menzionato per la prima volta che l’abbronzatura era di moda, contestualmente avvertiva i lettori del danno permanente alla pelle che poteva derivarne. Senza contare “ridicoli” fattori estetici dell’abbronzatura. Le persone hanno subito ridicolizzato celebrità che esagerano con l’abbronzatura fino a sembrare un Oompa Loompa. Basti ricordare il cast di Jersey Shore o dalla famigerata “Tan Mom”. L’epidemia di persone assuefatte all’abbronzatura ha dato alla luce il termine “Tanorexic” per descrivere le persone ossessionate dall’abbronzatura a un livello ritenuto repulsivo da altri. Vedi anche: Donald Trump.

Il paradosso dell’abbronzatura

Perché così tante persone continuano a danneggiare intenzionalmente la propria pelle quando sanno quanto sia pericolosa l’esposizione al sole? Come hanno scoperto numerosi studi di ricerca, le persone spesso inconsciamente rispondono agli avvertimenti sulla pericolosità di una certa pratica cercando conforto nel comportamento che ha il potenziale per danneggiarli. Sembra pazzesco, ma se hai mai fumato una sigaretta o hai passato una notte di baldoria, probabilmente sai quanto è facile indulgere in qualcosa che potrebbe avere effetti dannosi sulla tua salute, soprattutto se è qualcosa che è ritenuto socialmente accettabile (e desiderabile / divertente). Anche se le riviste di moda spesso cercano di incoraggiare una migliore protezione solare, il desiderio di un’abbronzatura scura non mostra segni di diminuzione.

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