La caduta dei capelli è un fenomeno fisiologico, a meno che…

caduta-capelli

La caduta dei capelli di per sé non deve essere considerata come il segnale premonitore di un problema, anche perché un ricambio di capigliatura è da ritenere normale dal punto di vista fisiologico. Sempre che esso si mantenga al di sotto di un certo limite, che può essere stabilito in modo indicativo in più o meno un centinaio di capelli al giorno. Nel corso della vita di una persona, i capelli crescono, cadono, ricompaiono, ricadono (e così via) una ventina di volta. Ciascun ciclo ha una durata variabile, fino a un massimo di 6 anni.

La patologia della caduta

Ma in quale periodo si perdono i capelli? Di solito il fenomeno è più intenso in autunno, ma anche in corrispondenza dei cambi di stagione. Le visite dermatologiche che si possono effettuare tramite i programmi di indagine tricologica permettono di analizzare la caduta dei capelli e di verificare se la perdita è da considerarsi fisiologica o rappresenta un problema più serio. La quantità di capelli che cadono, in sostanza, deve essere proporzionale alla densità degli stessi. Una anomalia è palese quando la quantità di capelli in crescita è nettamente inferiore rispetto alla quantità di capelli in caduta. A volte i fattori alla base di tale inconveniente sono temporanei, magari di carattere ambientale, dovuti a una dieta non corretta o causati dallo stress. Chiaramente, quando ci si accorge che la perdita non si limita a un lasso di tempo circoscritto, occorre approfondire la questione.

Le cause della caduta dei capelli

Non è così facile individuare le ragioni e le caratteristiche della caduta dei capelli, che possono variare a seconda delle aree del cuoio capelluto interessate e in base alle cause scatenanti. Negli uomini, il diradamento e la perdita portano alla stempiatura, mentre tra le donne è tutto il cuoio capelluto a essere interessato dal diradamento. Per quel che riguarda l’alopecia, la morte dei follicoli piliferi determina una situazione permanente, ma in altri casi la condizione può essere temporanea e, quindi, reversibile.

La caduta dei capelli stagionale

La caduta dei capelli stagionale si fa più intensa nei mesi di aprile, maggio, settembre, ottobre e novembre: in pratica, in primavera e in autunno. Si tratta di una evenienza che coinvolge in egual misura tutti e due i sessi, anche se non sono ancora state comprese le ragioni alla base della caduta stagionale. Alcuni ricercatori, per esempio, fanno riferimento al cambiamento del rapporto tra il numero di ore in cui è buio e il numero di ore in cui c’è luce: una situazione di questo tipo va a condizionare l’equilibrio ormonale e di conseguenza favorisce la caduta dei capelli.

Il ciclo di ricrescita

Il ciclo di ricrescita dei capelli degli esseri umani può andare da un minimo di due anni a un massimo di sei. Prima di morire a causa della senescenza dei follicoli piliferi, i capelli ricrescono una ventina di volte, ma il loro ciclo di vita viene accelerato dal periodo autunnale e da quello primaverile.

Il ruolo dello stress

Per il momento la caduta dei capelli a causa dello stress non è stata ancora accertata da prove sperimentali, anche se numerosi pazienti fanno riferimento a questa situazione: si parla, in particolare, di alopecia psicogena per indicare un disturbo di natura psicosomatica che è il frutto di tensioni nervose. Tale condizione ha poco a che vedere con l’alopecia da tricotillomania, che consiste in un disturbo del comportamento. Anche in questa circostanza le cause sono di tipo psicologico, ma non si tratta di un fenomeno psicosomatico.

Ti potrebbe anche interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *