Donne nello sport? Dilettanti per regolamento!

CzJFdSTOdNvfrSY-800x450-noPad

Quest’oggi una petizione sul tema donne e lavoro. Qui sotto il testo della petizione e qui il link per firmarla.

Gentile Giovanni Malagò, Presidente del C.O.N.I.,

La battaglia per l’eguaglianza tra i sessi nel nostro paese ha almeno tre secoli di storia: a titolo di esempio nel 1874 le donne sono state finalmente ammesse alla istruzione universitaria, nel 1919 hanno potuto esercitare tutte le professioni e ricoprire impieghi pubblici; nel 1946 hanno votato per la prima volta; nel 1963 sono state ammesse nella magistratura. E Samantha Cristoforetti ci guarda dallo spazio.

Nel 2015, a causa dei regolamenti dell’Ente che Lei rappresenta, le donne sono ancora escluse dal professionismo sportivo. Vuole il CONI rappresentare l’ultimo presidio della diseguaglianza di genere nel nostro paese?

Secondo la legge 3 marzo 1981 n. 9, lo status di “sportivo professionista” – diverso da quello di “dilettante” – è, infatti, definito dalle singole federazioni sportive nazionali, che dovrebbero osservare le direttive stabilite dal CONI. A 34 anni dall’entrata in vigore di questa legge, però, il CONI non ha ancora chiarito cosa distingue l’attività professionistica da quella dilettantistica e la mancanza di un chiarimento ha determinato una grave discriminazione, penalizzando le donne.

Molte federazioni sportive, infatti, hanno escluso esplicitamente le donne dall’area del professionismo: il caso più eclatante è quello delcalcio, ma anche la pallacanestro pone molti limiti, non permettendo alle donne la partecipazione ai campionati nazionali.

La risoluzione 5 giugno 2003 del Parlamento europeo, inoltre, chiedeva agli Stati membri di assicurare alle donne e agli uomini pari condizioni di accesso alla pratica sportiva e sollecitava gli stati membri a sopprimere nelle procedure di riconoscimento delle discipline di alto livello la distinzione fra pratiche maschili e femminili. L’Italia non si è mai adeguata a questa sollecitazione.

Questo “dilettantismo imposto” alle atlete impedisce loro di usufruire della legge 91/81 che regola i rapporti con le società, la previdenza sociale, l’assistenza sanitaria, il trattamento pensionistico, ecc.

Anche le atlete italiane di cui tutti siamo orgogliosi dalla Vezzalli alla Pellegrini, dalla Kostner alla Idem, secondo i regolamenti del CONI lo fanno per “diletto”, o ancora le meravigliose giocatrici della nostra Nazionale di Rugby che quest’anno hanno raggiunto il miglior risultato di sempre nel campionato europeo noto come 6 Nazioni.

Non è quindi vero il pregiudizio per cui le donne nello sport non riescono ad arrivare ai vertici a causa delle loro «inclinazioni naturali, che le orientano verso ruoli in cui riescono meglio». Chi ha visto le donne su un campo di rugby, di calcio o su una pista, sa quanto questo sia falso.

Le donne non ci arrivano perché dei regolamenti sessisti lo impediscono. In Italia a impedirlo è il CONI.

Chiediamo quindi che il CONI fornisca subito indicazioni e regolamenti che rispettano i principi (già costituzionali) di pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso al professionismo sportivo.

Siamo le giocatrici della femminile degli “All  Reds  Rugby  Roma”  una squadra che  promuove  lo sport  popolare  come  momento  di  aggregazione  fondato sull’antifascismo,  antirazzismo  ed  antisessismo  perché crede   che   sport   e   società,   sport   e   cultura,   siano componenti  indissociabili  della  nostra  vita.  Nata dieci anni fa, ha consolidato la sua esperienza sportiva sui principi dell’autogestione e l’autodeterminazione.

Chiediamo che il Coni metta fine alla diseguaglianza: Pari diritti per uomini e donne nello sport e nel professionismo sportivo!  

Ti potrebbe anche interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *