Storia del fondotinta

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Il fondotinta è uno di quei prodotti per il makeup che oggi ha la maggior parte del merito se oggi possiamo sfoggiare un look perfetto. Ha formulazioni sempre più all’avanguardia, strizza l’occhio all’inclusività grazie a tonalità che tengano conto di tutti i gruppi etnici, garantiscono livelli di coprenza che 20 anni fa nessuno si sarebbe mai sognato. Ma non è sempre stato così! La storia del fondotinta è estremamente lunga, e la sua evoluzione attraverso i millenni decisamente affascinate anche se di tanto in tanto, un po’ discutibile!

La storia del fondotinta risale all’antichità. Nel 200 a.C., gli antichi Greci e Romani erano ossessionati dall’avere una carnagione bianca pura. La pelle pallida era associata alla ricchezza e i toni più scuri erano associati alla vita nei campi o per lo meno alla vita all’aperto. Nel tentativo di emularlo, gli antichi avrebbero dipinto i loro volti di un color bianco gesso, che ora sappiamo essere stato piombo bianco. Immediatamente riconosciuto come “face painting”, è anche menzionato nell’Antico Testamento. Ed ovviamente si truccavano anche gli uomini!

Il lato velenoso del fondotinta

Questo piombo bianco è stato usato come polvere, gesso o crema su tutto il viso e il corpo per una pelle più chiara e uniforme. Le creme erano fatte di grasso animale, amido e ossido di stagno. Le donne hanno anche applicato il cosiddetto “Bianco di Venezia” per secoli, una letale miscela di aceto e piombo bianco estratto da un minerale che in natura prende il nome di “cerussite” da cui anche il nome “Venetian Ceruse”, così letale che portava alla perdita dei capelli, denti marci, scolorimento permanente della pelle e morte. Nel VI secolo le donne si dissanguarono per ottenere una carnagione pallida. Questo è andato avanti attraverso il Rinascimento italiano e l’era elisabettiana. Elisabetta I ve la ricordate? Ne ho parlato nella storia del rossetto rosso. L’albume era un altro sostituto appiccicoso ma brillante. Nel 18° secolo, il trucco teatrale “full coverage” ha guadagnato popolarità. Ed è stato a teatro che il contouring ha cominciato a farsi conoscere.

La regina Vittoria detestava il trucco e così nel 18 ° e 19 ° secolo, lo rese un tabù, con solo le prostitute e le “donne facili” che potevano indossarlo. Le attrici entrarono in questo elenco. Ma nel diciannovesimo secolo il divieto si attenuò quando la formula progredì verso quella che includeva ossido di zinco, mercurio, piombo, nitrato di argento e acidi. Alcune donne hanno ingerito gesso e bevuto iodio per migliorare il loro candore.

Il punto di svolta

Poi arrivò l’invenzione di Carl Baudin (del teatro Leipzeiger Stadt in Germania) che è la più vicina al fondotinta moderno. Per nascondere la giuntura tra la sua parrucca e la fronte, ha creato “Greasepaint” color carne, fatto di grassi e pigmenti. La sua popolarità guadagnò slancio tra gli attori e si iniziò a venderlo commercialmente, e dominò sui palcoscenici teatrali fino al 1914. Poi cosa successe? Con l’avvento del cinema muto il viso degli attori perennemente sotto i riflettori il greasepaint si seccava troppo, finendo per creparsi al pari di una maschera di argilla.

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Pubblicità del Pan-Cake con la Bellissima Rita Hayworth

Il papà del makeup

Ti chiedi chi ha inventato il fondotinta? Fu l’imprenditore e leggenda del trucco di Hollywood, Max Factor, a coniare il termine makeup nel 1920. Ed è stato lui a notare che i volti degli attori diventavano rosso mattone e blu sin dallo sviluppo del film technicolor. Il catalizzatore del suo colpo da maestro fu il “Pan-Cake“. Il primo “foundation to powder” di talco, oli e cera, che poteva essere applicato direttamente sulla pelle con una spugna bagnata. Copriva le imperfezioni con una finitura naturale, che era leggera e poteva essere indossata anche al di fuori dei palcoscenici. Nel 1940, nonostante le turbolenze economiche, il lancio commerciale di questo fondotinta fu un successo epico, dominando nell’età d’oro del cinema. Una donna su tre lo possedeva ed è ancora venduto a tutt’oggi, guadagnandosi uno status di prodotto di culto.

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Liquid Stockings Il fondotinta liquido per gambe senza calse

Le calze liquide

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le donne si trovarono senza calze perché tutto il nylon era requisito per scopi bellici. Il fondotinta liquido nasce dalla necessità di coprire le imperfezioni e uniformare il tono della pelle delle gambe anche senza la presenza della calze di nylon, si parlava non a caso di Liquid Stockings. Era resistente allo sfregamento, resistente al sudore e no-transfer. Con l’avanzare del secolo, i chimici della cosmetica hanno micronizzato le polveri a una finezza inimmaginabile. Questa nuova formula non si screpolava, non si asciugava, non si depositava ed era più liscia sulla pelle e sul viso.

Con il senno di poi, decennio dopo decennio, le tendenze rispetto alla carnagione si sono evolute drasticamente. Se il fondotinta degli anni ’60 è stata trasformato in una maschera simile a una bambola di porcellana, gli anni ’70 ha assunto una consistenza cremosa e opalescente, gli anni ’80 hanno cercato di sembrare tratto dal teatro Kabuki, e negli anni ’90 hanno è risultato avere un aspetto naturale opaco ma piatto. Ad oggi il fondotinta è il prodotto per il makeup che ammette più varianti: dalla formulazione alla consistenza dal tono al sottotono. Pensa a polveri pressate, pigmenti illuminanti, fondotinta cushion, stick coprenti, fondotinta liquidi, polveri sciolte, polveri minerali, creme BB … Ha ovviamente assunto una volta green, e si preoccupa della salute della pelle grazie alla presenza di fondotinta non comedogeno e dotati di SPF.

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