La psicologa a Milano tra il vivere per lavorare ed il lavorare per vivere

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Una psicologa a Milano si trova spesso ad avere a che fare con pazienti con difficoltà a gestire vita privata e carriera. Se è vero che Milano è la capitale degli affari e dell’economia, è anche innegabile che, dentro ognuno di noi, ci sia una voce che chiede di prendersi più tempo per se stessi. Non a caso negli ultimi anni sono nati l ibri e blog che insegnano come smettere di lavorare e vivere con pochi soldi. Vivere di lavoro o lavorare per vivere? Questo è il dilemma.

Il lavoro è tutto ma dopo la carriera cosa resta?

Per molti la riposta è certa: avere successo nel lavoro è una grande soddisfazione. Dopo tanti anni di studio, master costosissimi e stage pagati male, fare carriera rimane una soddisfazione senza eguali. Vivere facendo ciò che piace, vedere concretizzati i propri sogni, vedere ripagati i propri sforzi è una situazione gratificante. Molte persone, soprattutto nelle grandi città come Milano, lavorano più di 12 ore al giorno, a volte lavorando anche il sabato e la domenica, ma pur avendo conseguenze sulle salute, sulla famiglia e sulla propria vita non hanno nessuna intenzione di diminuire il carico di lavoro. La propria soddisfazione personale conta di più del tempo libero o della propria salute o comunque riuscire nelle sfide professionali sembra così ricaricante e rigenerante da diventare una dipendenza che non fa staccare dal lavoro per nessun motivo al mondo.

Quanto si deve lavorare per essere felici?

Chi, invece, sostiene che sia meglio lavorare per vivere mette al centro la propria felicità. Queste persone sostengono che siamo troppo abituati a correre senza sosta, a lavorare continuamente, a produrre e ad acquistare che non ci passa neanche per la testa di fermarci e chiederci se siamo contenti. Per queste persone è più importante vivere ogni giorno sapendo di aver fatto qualcosa di piacevole, trascorrere del tempo con la propria famiglia, dedicare attenzioni agli amici e vivere le proprie passioni magari guadagnandoci anche qualcosa. L’obiettivo è riuscire a vivere con un budget ridotto, non cercare di avere sempre qualcosa in più o di diverso da quello che si ha, risparmiare dev’essere la parola chiave. Francesco Narmenni autore di “Smettere di lavorare” dice che “Il risparmio è principalmente una condizione mentale: ogni volta che desideriam o qualcosa chiediamoci se ci serve veramente, in modo onesto, senza mentire a noi stessi – dice – Così facendo scopriremo che il 90% delle volte possiamo rinunciare a ciò che desideriamo, perché si tratta di sfizi derivanti da bisogni indotti”.

Sicuramente è prezioso l’apporto innovativo di così tante persone che non hanno nessuna intenzione di sprecare tempo prezioso lavorando in un’inutile corsa contro il tempo, ma questo non vuol dire che non bisogna credere più nei propri sogni e non investire tempo ed energie nel proprio lavoro. La virtù sta in mezzo come sempre, lavorare duramente per raggiungere i propri obiettivi e prendersi le giuste pause sembra la soluzione più adeguata. Stare con la propria famiglia, non lavorare nei giorni di festa, avere una passione e coltivarla possono essere delle strategie “salva felicità”. Per arrivare a questo compromesso, l’aiuto di una psicologa a Milano può essere determinante.

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