Quando la biancheria intima fa male alla salute

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L’uso della biancheria intima può essere fonte di problemi per la nostra salute: gli slip che scegliamo con tanta cura per far felice il nostro partner o il reggiseno con cui intendiamo mettere in risalto le nostre forme a volte possono essere nemici del nostro benessere. La maggior parte di noi, purtroppo, non riserva la dovuta attenzione alla scelta del reggiseno, e magari opta per un modello di una misura non adeguata. Il risultato? Bruciore di stomaco o mal di schiena. Ancora peggio va quando si tratta di fare sport: 7 donne su 10 ricorrono a un reggiseno che non è adatto per l’attività fisica.

Ma quali sono i problemi a cui possiamo andare incontro? Oltre al cedimento del seno, anche mal di spalle e dolori al collo, senza dimenticare i problemi a livello intestinale e le eruzioni cutanee. I reggiseni classici nella maggior parte dei casi non offrono la robustezza necessaria a fare in modo che il seno sia sostenuto mentre si fa sport: è per questo motivo che si innescano dei problemi di postura che sono fonte di tensioni muscolari. Nel caso in cui le bretelle non siano regolate in modo corretto, poi, si corre il rischio di avere a che fare con irritazioni o perfino con un mal di testa che è provocato dalla diminuzione della quantità di sangue che affluisce. Insomma, dovremmo imparare a misurare il nostro seno in modo preciso, così da essere certe di individuare la taglia più adatta a seconda del momento della nostra vita. Ogni reggiseno, prima di essere acquistato, dovrebbe essere provato e tenuto addosso per un po’ di minuti.

In altri casi, una biancheria intima non adeguata può essere la causa di prurito vaginale: è stato stimato che il 60% dei pruriti intimi di cui soffriamo è dovuto solo a slip sbagliati che, insieme ad abitudini di vita che sembrano innocue solo in apparenza, sono in grado di modificare il pH di tutta l’area genitale e di alterare la microflora. L’utilizzo prolungato di salvaslip, per esempio, dovrebbe essere evitato, ma lo stesso dicasi per i vari capi intimi che non garantiscono a questa parte del corpo l’aerazione di cui ha bisogno. Così, l’umidità aumenta, mentre i microrganismi patogeni hanno la possibilità di svilupparsi più facilmente.

Per dire addio ai pruriti intimi esterni, diffusi in modo particolare quando si ha a che fare con micosi o dermatiti, è indispensabile mettere al bando i capi intimi colorati, a maggior ragione nel caso in cui essi prevedano l’impiego di coloranti a dispersione. Sarebbe opportuno, inoltre, evitare gli slip realizzati in fibre artificiali come la viscosa, quelli in fibre sintetiche come il nylon, la microfibra di poliestere e il poliammide e quelli ottenuti da fibre riciclate da scarti animali o vegetali come i crostacei, la soia, il bambù e le alghe. Tutti questi capi di abbigliamento favorire il manifestarsi di bruciore e prurito vaginale, in quanto non sono in grado di assorbire l’umidità e di cederla come sarebbe necessario. Di conseguenza si forma un ambiente umido e caldo che agevola la comparsa e lo sviluppo di infezioni micotiche e batteriche e compromette l’equilibrio delle mucose.

Inoltre, è consigliabile non indossare l’intimo che è stato trattato con antimicrobici a rilascio, a prescindere dal fatto che sia in cotone o in fibra sintetiche. Il triclosan, lo zinco e l’argento sono sostanze antibatteriche a rilascio che vengono adoperate per limitare la proliferazione batterica: il problema è che esse finiscono per essere assorbite in maniera progressiva dalla pelle, con effetti negativi per l’alterazione della flora microbica, che in questo caso non è un nemico da combattere ma costituisce, anzi, la barriera delle mucose e della cute contro i microrganismi patogeni.

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