8 cose interessantissime sullo smalto per unghie – Parte prima

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Questo mese il post a tema unghie non lo dedico alla solita gallery di nail art da copiare. Oggi parliamo di curiosità sullo smalto, perchè si parla sempre della storia del makeup ma lo smalto rimane sempre un po’ ai margini. In questo post 8 cose interessantissime sullo smalto per unghie. Badate bene questo è solo la prima parte!

Lo smalto nasce nel 3000 a.C in Cina. Gli ingredienti dei primi smalti erano cera d’api, bianco d’uovo, gelatina e pigmenti vegetali. Nell’antico Egitto invece lo smalto serviva per differenziare le classi sociali: le classi più basse utilizzavo smalti nude o colori chiari, mentre le classi più alte si dipingevano le unghie di rosso.

L’invenzione dell’auto stimolò la nascita dello smalto in chiave moderna. L’invenzione della vernice per auto portò alla nascita del primo, e completamente trasparente, smalto per unghie nel 1916. Nel 1932 invece, Revlon inventò il primo smalto colorato, in tonalità crema.

Il marchio Essie vende 311 tonalità di smalto senza contate i top coats e le decalcomanie per unghie. Potete perfino acquistarli presso le macchinette automatiche presso centri commerciali ed aeroporti.

Le unghie in acrilico furono inventate nel 1978… da un dentista.

Il marchio Cutex fu uno dei primi brand per quanto riguarda la nail care. Nel 1934 proponeva il suo smalto in tre tonalità di rosso, al costo di 35 centesimi.

Lo smalto più costoso al mondo costa 250.000 dollari. Non è uno scherzo! Il colore Black Diamond King è realizzato con 267 carati di diamanti neri.

Nel 2012 le vendite di smalto raggiunsero i 768 milioni di dollari, il 32% in più rispetto al 2011. Un effetto inevitabile della cosiddetta nail art mania.

La popolarità dello smalto rosso di deve alla diva di Hollywood Rita Hayworth. Dopo l’introduzione del technicolor le audaci unghie della Hayworth lanciarono un vero e proprio movimento. Molto tempo dopo, le vamp-nails ebbero un nuovo ritorno di popolarità grazie ad Uma Thurman ed al suo iconico ruolo di Mia Wallace in Pulp Fiction.

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